L' Om de Mondeval e Vittorino Cazzetta

Agordino Dolomiti

UN TUFFO NELLA PREISTORIA DELLE DOLOMITI

A Selva di Cadore, non lontano dalla chiesa di San Lorenzo in centro a questo bellissimo villaggio delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, sorge il magnifico e recente Museo Civico della Val Fiorentina dedicato alla memoria del grande conoscitore di storia locale, scopritore ed esperto di montagna Vittorino Cazzetta (1947 – 1997); si tratta di un interessante spazio museale curato dagli appassionati volontari dell’Associazione Amici del Museo che espone in tre magnifiche sezioni moltissimi reperti legati alla storia, alla geologia ed all’archeologia della Val Fiorentina e dei dintorni. Il Museo Civico della Val Fiorentina si configura come uno dei più importanti musei delle Dolomiti ed una visita al suddetto è assolutamente d’obbligo per tutti gli ospiti del Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO.

La struttura, di recentissima fabbricazione, si fregia di una ricchissima collezione di reperti fossili ed archelolgici delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, ma il pezzo forte del Museo, ed il più noto, è certamente la salma dell’ “Om de Mondeval” (Uomo di Mondeval): si tratta della straordinaria scoperta delle spoglie di un cacciatore-raccoglitore del periodo mesolitico (7500 anni fa) rinvenuto presso l’Altopiano di Mondeval sopra Selva di Cadore nel Comune di San Vito di Cadore. La salma, scoperta dall’appassionato di montagna Vittorino Cazzetta (1947 – 1997) nel 1985 (Vittorino Cazzetta, uomo attento e geniale e grande conoscitore della sua valle, notò la presenza di strani oggetti nella terra smossa dalle marmotte mentre si trovava a Mondeval; osservando i piccoli reperti si accorse che si trattava di punte di freccia in selce scheggiata: era la tomba dell’Om de Mondeval) venne recuperata da un team di esperti coordinato dal Professor Antonio Guerreschi dell’Università di Ferrara che permisero di portare alla luce la salma integra ed in eccellenti condizioni di conservazione di un cacciatore mesolitico di circa 40 anni sepolto con il suo corredo funebre ed avvolto in un sudario. Il corredo dell’Om de Mondeval è composto da due lunghe lame di selce posizionate all’altezza delle spalle ed una dietro la nuca (questi utensili non erano mai stati utilizzati, quindi si suppone un loro impiego ornamentale o cerimoniale), una serie di denti forati che probabilmente formava una collana, due coltelli d’osso posizionati sullo sterno e fra le ginocchia, tre agglomerati (forse contenuti in sacchetti) di selce da scheggiare, un arpione, una punta realizzata da un corno di cervo (probabilmente un ago), un trapano ad arco e vari grumi di alimenti ed altre sostanze.

Si tratta di  una scoperta scientifica di grandissima importanza: fino a quel tempo infatti si riteneva che le Dolomiti non ospitassero che qualche insediamento occasionale per le battute di caccia per popolazioni non stanziali o singoli cacciatori, mentre la scoperta dell’Om de Mondeval ha testimoniato non solo una certa stanzialità, ma anche lo sviluppo di una società con un rituale funerario elaborato e delle credenze religiose nell’aldilà che ne conseguono.

A qualcuno potrebbe sembrare che l’Om de Mondeval possa essere in qualche modo paragonato a Ötzi, l’Uomo di Similaun: entrambe le scoperte riguardano infatti abitanti preistorici delle Alpi deceduti in alta quota. Le differenze però sono notevoli: mentre Ötzi morì accidentalmente nel ghiacciaio di Similaun mentre lo stava attraversando e fu conservato dal repentino congelamento, l’Om de Mondeval morì invece per cause naturali e fu sepolto da altri uomini con i suoi effetti personali ed il suo corredo funebre. Inoltre, l’Om de Mondeval ed Ötzi appartengono a due ere differenti: l’Om de Mondeval è infatti vissuto quasi 1500 anni prima del cugino altoatesino.

Un’ulteriore parentesi va aperta per Vittorino Cazzetta, a cui non solo va tributato il merito di aver avviato le ricerche sul sito di Mondeval, ma anche quelle relative al sito neolitico di Mandriz nella valle del Loschiesuoi, dove Cazzetta rinvenne un vaso quasi completo; il sito ha restituito ad oggi numerosi oggetti (punte di freccia, utensili in selce, resti di pasti) che ci danno l’idea di una certa frequentazione umana del luogo. Cazzetta notò poi le celebri impronte di dinosauro del Pelmetto, il cui calco è oggi esposto al Museo a lui dedicato. Questo grande personaggio, al quale dobbiamo ritrovamenti così significativi per la storia dell’uomo, scomparve tragicamente nel 1996 a seguito di un incidente in un anfratto del Piz del Corvo; qualcuno parla, come nel caso di Ötzi, di una possibile maledizione dell’Om de Mondeval, ma queste, si sa, sono solo voci.

Durante le stagioni turistiche il Museo Vittorino Cazzetta offre agli ospiti di Selva di Cadore un ricco programma fatto di visite guidate ed attività pratico-didattiche per tutta la famiglia. Se siete appassionati di Dolomiti e di preistoria, una visita al Museo Civico della Val Fiorentina è un’esperienza assolutamente da fare – Clicca qui per visitare la pagina dedicata al museo.

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