Conthe & Careghete: I Seggiolai Agordini

Agordino Dolomiti

La manifattura e l’impaglio tradizionale delle sedie in Agordino

 

Nei secoli scorsi, l’unica fonte di reddito certa per gli Agordini era, purtroppo, il lavoro in miniera (in Val Imperina o a Vallalta), un’occupazione che sappiamo essere estremamente ingrato; praticamente senza rappresentanza sindacale e con pochi diritti, i minatori erano confinati nelle viscere della terra o negli ambienti invivibili dei forni fusori per tutta la giornata, esposti a temperature sgradevoli, ad incidenti sul lavoro e magari alle esalazioni dei più disparati prodotti di fusione o alle polveri delle gallerie. La paga era quella che era e malattie terribili, infide e dolorose come la silicosi erano all’ordine del giorno; in più la pesantezza del lavoro, unita ad una dieta povera, erano condizioni che non assicuravano certo una lunga speranza di vita. Se poi a tutti questi fattori si aggiunge la carenza di lavoro in determinati periodi, magari a seguito di allagamenti o crolli o per cambi di gestione, ecco che la situazione cominciava a diventare insostenibile e che la gente era costretta ad aguzzare l’ingegno.

Probabilmente proprio la necessità di trovare un’alternativa alla triste occupazione in miniera o di integrare in qualche modo il magro reddito promosse a partire dal XVI Secolo lo sviluppo nella parte bassa dell’Agordino (nella Conca Agordina) di un settore manifatturiero particolarissimo: l’impagliatura e la costruzione di sedie. Prevalentemente provenienti dai Comuni di Rivamonte Agordino e Gosaldo, i seggiolai agordini (chiamati “conthe” o “careghete”) si dedicavano stagionalmente o tutto l’anno a questo mestiere migrando verso le città della pianura o alla volta di Svizzera e Francia; chi ritornava poteva tornare a farsi assumere in miniera o dedicarsi all’agricoltura. I bambini erano spesso coinvolti prestissimo in questa attività, non tanto perchè fossero utili al lavoro, quanto perchè non gravassero sulla famiglia che rimaneva a casa mentre il capofamiglia era assente. Il mestiere del Contha divenne ancora più praticato verso la fine dell’800, ovvero quando i posti da minatore iniziarono a scarseggiare ed fare il seggiolaio divenne una necessità e non un’alternativa.

Fare il seggiolaio non era certo un’occupazione facile, seppur preferibile alla miniera; i Careghète erano costretti a spostarsi da una città all’altra, a volte all’estero, trasportando gli strumenti del mestiere e gli effetti personali in un continuo peregrinare. L’esigenza di spostamento cozzava poi con la comodità; i seggiolai erano costretti a limitare il peso degli oggetti personali da portare con sè, sicchè anche l’abbigliamento era ridotto all’essenziale. Non parliamo poi di cibo e del pernottamento: fare il caregheta era sicuramente una mansione difficile, seppure va notato che i seggiolai agordini erano trattati con rispetto e benevolenza dai cittadini delle città francesi e svizzere in cui lavoravano.

Monumento al Seggiolaio nella piazza di Don di Gosaldo

Monumento al Seggiolaio nella piazza di Don di Gosaldo

Neppure il processo di fabbricazione delle sedie era una materia semplice; innanzitutto erano necessari gli strumenti e gli utensili adatti, prodotti principalmente nelle zone d’origine e difficilmente reperibili in trasferta; poi servivano i diversi tipi di legno per le differenti parti della sedia. Infine, una grande abilità: la struttura della sedia doveva essere montata con il minimo utilizzo di chiodi, al tempo un bene di lusso: la maggior parte delle giunture era quindi fissata ad incastro, e doveva essere sufficientemente solida da resistere all’utilizzo finale. Ogni contha era geloso della propria arte, e solitamente si portava appresso dei bambini affidategli dalle famiglie di compaesani affinchè apprendessero già da piccoli i segreti della fabbricazione delle sedie. Ovviamente i piccoli apprendisti non percepivano un salario e dovevano rinunciare agli svaghi per tutta la stagione; in cambio ne traevano però la conoscenza di una mansione che in futuro avrebbe loro permesso di sfamarsi.

Per evitare che i segreti della lavorazione venissero carpiti da altri, o in particolari situazioni in cui desideravano non farsi comprendere (ad esempio durante la dominazione austriaca del Veneto nel 19° Secolo, il contha diventerà anche un’utile lingua per i patrioti agordini), i seggiolai utilizzavano la speciale lingua di loro invenzione, nota solamente a loro: lo “scapelament dei conthe“. Si tratta di un linguaggio in codice tradizionalmente inventato dai seggiolai di Tiser e poi trasmesso agli altri artigiani della Conca Agordina, assolutamente incomprensibile per chi non ne fosse a conoscenza. Questa affascinante lingua segreta ha rischiato per lungo tempo di scomparire ed ha fortunatamente trovato in tempi recenti studiosi volenterosi che si sono prodigati per salvarla dall’oblio trascrivendola in svariate pubblicazioni ed addirittura in dizionari.

Anche se al giorno d’oggi il mestiere del seggiolaio è stato praticamente cancellato dalla lavorazione industriale e dall’invenzione di materiali più versatili, il mestiere del seggiolaio non è scomparso dalle nosre vallate; periodicamente vengono organizzati corsi dai Comuni della Conca Agordina o da varie associazioni locali, e sono tanti i giovani che, ascoltati i racconti dei nonni, desiderano apprendere i segreti di un’arte che fa parte del nostro background culturale. A Gosaldo sorge un interessante Museo Etnografico legato alla figura del Seggiolaio, mentre in tantissime manifestazioni culturali agordine si può assistere a dimostrazioni di fabbricazione e impaglio tradizionale di sedie; in tempi recenti, il Club UNESCO Agordino e diverse attività private (come il Bar Daisy a Rivamonte Agordino) si occupa dell’organizzazione di interessanti lezioni di impaglio alla maniera dei Conthe agordini.

Il Museo Etnografico e del Seggiolaio a Don di Gosaldo

Il Museo Etnografico e del Seggiolaio a Don di Gosaldo

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