Dolomiti MTB Epic Tour | Altopiano delle Pale di San Martino-Rosetta | Agordino Dolomiti

Dolomiti Epic Tour

Altopiano delle Pale di San Martino

Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO

 

L’estate ormai è giunta al suo culmine e per chi pratica la mountain bike è il periodo in cui si pianificano i giri più lunghi, magari in alta quota, complici il meteo favorevole e le molte ore di luce. Il nostro Agordino, Cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’ Umanità UNESCO, offre anche agli amanti della MTB molteplici spunti e scenari grandiosi per delle magnifiche escursioni su due ruote; e certamente il tour dell‘Altopiano delle Pale di San Martino, di cui ci occupiamo oggi, è uno dei grandi classici ed una delle mete più amate dai bikers di tutto il mondo.

 

Il tour dell’Altopiano delle Pale di San Martino per un appassionato di mountain bike è un vero e proprio must da provare almeno una volta nella vita: la grande varietà di paesaggi e la complessità dei terreni che si incontrano è tale da lasciare qualunque fan della MTB a bocca aperta, proiettando il visitatore nel cuore roccioso delle Pale di San Martino (il sistema UNESCO più esteso di tutte le Dolomiti), in un ambiente selvaggio e a tratti surreale. Parte di questo tour si percorre in territorio trentino, ma il tratto più interessante dal punto di vista della guida e del paesaggio, ovvero la mulattiera che solca l’Altopiano delle Pale di San Martino, si situa interamente in territorio Agordino (Provincia di Belluno).

 

ATTENZIONE – non bisogna mai sottovalutare le difficoltà che può riservare l’ambiente alpino, come ribadiscono le nostre fidate guide di Dolomites Heart che ci accompagnano in questo tour: questo giro è da considerarsi un tour per esperti, dal momento che richiede ottime doti tecniche e buon allenamento, non solo per affrontare le salite ma anche per percorrere con una certa lucidità le discese (che sono lunghe, tecniche e ricche di insidie). Si consiglia ovviamente di partire con la bicicletta in ordine e perfettamente funzionante ed equipaggiata con copertoni robusti che sopportino gli abusi dati dal terreno prevalentemente sassoso della mulattiera dell’Altopiano. Inoltre, è consigliabile portarsi una o più camere d’aria di scorta o un kit per la riparazione delle forature. Si può utilizzare una mountain bike front, ma una bi-ammortizzata è sicuramente più adatta visto il notevole dislivello negativo. Da non sottovalutare la variabilità del meteo e delle temperature, poiché si sale fino a oltre 2500 metri ed è quindi necessario portare con sé abbigliamento adatto all’alta quota (una giacca antivento di qualità è più che consigliabile, così come una maglietta termica o comunque uno strato in più di vestiario che potrebbe tornare utile). Inoltre vi raccomandiamo il caschetto da bike, gomitiere e ginocchiere, strumenti utilissimi che possono prevenire danni provocati da eventuali cadute. Infine, per una fruizione di questo tour in piena sicurezza, una buona idea è quella di rivolgersi direttamente alle Guide MTB della zona, tra cui non possiamo che consigliarvi gli amici di Dolomites Heart (contatti in calce), i maestri di questo e di tanti altri spettacolari itinerari MTB del Cuore delle Dolomiti.


Tour dell’Altopiano delle Pale di San Martino

in compagnia di Dolomites Heart

 

Una splendida mattinata estiva ci accoglie sulla sommità del Passo Valles, dove ci ha condotti un efficiente servizio di bike-shuttle; dopo aver scaricato le biciclette dal parcheggio alla sommità del passo, la partenza, come si suol dire, si fa subito in salita lungo il sentiero 751 per raggiungere Forcella Venegiota. L’inizio è abbastanza pedalabile ma, dopo poche centinaia di metri, siamo costretti a scendere e spingere la bici, dato che la pendenza è tale da rendere abbastanza difficoltoso rimanere in sella. Dopo un breve tratto a piedi il sentiero migliora e si può nuovamente salire in sella per affrontare una porzione di sentiero abbastanza lungo che taglia il pendio. Dopo poco più di un chilometro le pendenze cambiano nuovamente e ci troviamo davanti delle rampe ripide collegate da tornanti; qui non resta che spingere la bici (o addirittura caricarla in spalla) e affrontare a piedi le ultime centinaia di metri che ci portano alla forcella. In cima ad accoglierci c’è un vasto pascolo, non di rado frequentato da mucche o pecore, nonché una bella visuale sulle cime delle Dolomiti che ci circondano, sia venete che trentine.

 

Forcella Venegiota

Ripartiamo in sella scendendo per una mulattiera che non presenta particolari difficoltà (Sentiero CAI 749). Dopo qualche chilometro in mezzo ai pascoli raggiungiamo l’altro versante della valle, dove il fondo cambia e diventa ghiaioso e più ripido (tutto sommato divertente per chi ama la guida in discesa). Giunti in fondo, dopo aver attraversato un piccolo rigagnolo andiamo a incrociare la strada della Val Veneggia, amata meta escursionistica trentina durante tutto l’anno. Il percorso è una strada di ghiaia in salita, con pendenza abbastanza costante (attorno all’ 8-10%) che conduce a Baita Segantini; generalmente abbastanza scorrevole, in alcuni giorni l’afflusso di escursionisti a piedi è considerevole, quindi è necessario prestare molta attenzione a non nuocere agli altri amanti della montagna. Baita Segantini si raggiunge in circa un’ora, pedalando con calma; la salita non presenta particolari difficoltà. Arrivati alla Baita si ha una bella visuale sul Cimon della Pala e altre vette del gruppo delle Pale di San Martino; qui ci fermiamo per scattare qualche foto e visitare il caratteristico laghetto situato nelle immediate vicinanze della baita.

 

Baita Segantini, sullo sfondo il gruppo delle Pale di San Martino

Dopo la pausa nei pressi della baita, aspettando che tutti quanti finiscano la salita, ripartiamo in direzione Passo Rolle su una sterrata che lasceremo dopo poche centinaia di metri per imboccare un sentiero sulla sinistra, non segnalato ma  facilmente visibile. Questa traccia ci porta nei pressi del Rifugio Capanna Cervino (fin qui è abbastanza lineare anche se in alcuni tratti un po’ ripido e anche scavato). Dal rifugio in poi le cose si fanno più interessanti e il tracciato diventa un susseguirsi di curve e passaggi tecnici che richiedono un certo impegno per essere superati. Dopo esserci cimentati in un po’ di guida trialistica incrociamo nuovamente la strada di ghiaia che in un attimo raggiunge la strada del Passo Rolle.

Da quiproseguiamo per circa 500 metri nel traffico fino a raggiungere Malga Fosse; qui usciamo a sinistra dalla strada asfaltata e imbocchiamo il sentiero che si intravede appena oltre la malga (attenzione all’ ingresso, un po’ dissestato). Il sentiero corre per circa 300 metri lungo il pendio; arrivati ad un bivio svoltiamo a destra e percorriamo il pascolo fino a incrociare nuovamente la strada asfaltata. Attraversando il nastro d’asfalto rientriamo sul sentiero che prosegue abbastanza dritto (praticamente si tratta di una scorciatoia che evita di dover affrontare tutti i tornanti del Passo Rolle, il fondo è abbastanza omogeneo e se siete un po’ temerari vi permetterà di raggiungere velocità notevoli).

La traccia prosegue incrociando ancora alcune volte l’asfalto e giunge a San Martino di Castrozza. Giunti nuovamente sull’ asfalto ci dirigiamo verso gli impianti a fune di Col Verde-Rosetta. Probabilmente i puristi della bicicletta storceranno il naso all’idea di utilizzare l’impianto, ma vi assicuriamo che salire sull’Altopiano con le proprie forze equivale a spendere mezza giornata con la bici in spalla su un sentiero ripido ed in alcuni tratti esposto. I biglietti costano una decina di euro a testa; bisogna salire dapprima con la cabinovia che porta a Col Verde, successivamente imbarcarsi nella funivia che porta a Cima Rosetta. Vi segnaliamo che la funivia chiude per pausa pranzo circa un’ora, quindi prestate attenzione agli orari. A questo punto si entra nel cuore di questo tour dolomitico: ad attenderci all’ uscita della stazione della funivia c’è una vista spettacolare del Rifugio Rosetta immerso nel paesaggio lunare dell’Altopiano delle Pale di San Martino.

Il Rifugio Rosetta visto dalla stazione della funivia.

Dopo la pausa paesaggistica con le doverose foto ricordo, notiamo con disappunto che all’inizio della mulattiera c’è un cartello che indica il divieto di transito alle biciclette; dopo l’iniziale sconforto le nostre Guide ci rassicurano sul fatto che il divieto vale solo fino al rifugio e che, con le dovute cautele e prestando attenzione ai numerosi pedoni che affollano la via tra la stazione e il Rifugio Rosetta, si può partire in bike.

L’inizio della mulattiera è un pò ostico e necessita di qualche minuto per abituarsi al fondo sdrucciolevole (che ci accompagnerà per un bel pezzo); arrivati al Rifugio Rosetta, il traffico di pedoni diminuisce drasticamente e possiamo imboccare il sentiero CAI 756 che ci condurrà al passo dell’Anter Marucol.

Foto ricordo al Rifugio Rosetta

Dopo poche centinaia di metri siamo già immersi nel paesaggio lunare che caratterizza questa porzione di Dolomiti; percorrere l’Altopiano su due ruote dà ogni volta una sensazione indescrivibile, e per quanto ci siano sicuramente giri in MTB più famosi e blasonati, pedalare in questo luogo strano e misterioso è qualcosa di veramente unico e magnifico.

La mulattiera non è sempre in discesa ma presenta alcune brevi rampe in salita, e pedalare a 2500 metri di altitudine si rivela una sfida anche per i più allenati. Man mano che si prosegue si viene accolti da un sussegguirsi di scorci e panorami meravigliosi e suggestivi, ed infatti le pause foto nel nostro giro sono state frequenti.

La via prosegue fino ad incrociare il bivio che porta ad Anter Marucol; da qui proseguiamo lungo il sentiero 761, incontrando una breve salita che ci vede costretti a scendere e spingere la bicicletta per qualche minuto. Giunti ad Anter Marucol inizia la cengia: qui vi consigliamo di procedere con grande cautela, dato che, sebbene il terreno non sia particolarmente insidioso, lo strapiombo al di là della strada è notevole, ed è meglio non correre rischi inutili.

La cengia di Anter Marucol

Superata la cengia ci avviciniamo a Campo Boaro e notiamo che il terreno inizia a cambiare: la roccia dell’altopiano lascia il posto ad un fondo prevalentemente composto di terra. Da qui parte un lungo serpentone con una miriade di tornanti dove i piloti più temerari possono sbizzarrirsi e testare le loro abilità. Dopo molti tornanti troviamo un bivio sulla sinistra che ci conduce a Casera Campigat.

Casera Campigat

Giunti alla casera ci fermiamo un attimo a riposare, dopo aver affrontato la discesa da Campo Boaro tutta d’un fiato. Giunti a questo punto del tour, esistono due possibilità: scendere verso Gares in Val Biois per un sentiero ripido ma abbastanza breve, o proseguire in direzione Col di Pra a Taibon Agordino nella Conca Agordina. Noi scegliamo la seconda opzione, sicuramente la meno impegnativa ma con più chilometri da percorrere fuoristrada. Dopo la pausa rimontiamo in sella e proseguiamo in direzione Pian de la Stua, continuando a percorrere la mulattiera che scende da Campo Boaro, composta da lunghi rettilinei inframmezzati da tornanti; qui incontriamo nuovamente qualche escursionista a piedi (vi raccomandiamo in questi casi di rallentare e/o fermarvi e dare sempre la precedenza ai pedoni, onde evitare incidenti o comunque creare risentimento verso le mountain bike sui sentieri alpini che purtroppo non sempre sono tollerate). Nei pressi del Pian della Stua la mulattiera sfocia in una comoda strada di ghiaia, e più avanti ci fermiamo in località Pont per visitare l’omonima, amatissima cascata.

La Cascata di Pont

Continuiamo a scendere lungo la strada che ci porta al villaggio di Col di Pra nel fondovalle della Valle di San Lucano, ma invece che proseguire sulla principale vieniamo dirottati dalle nostre Guide su un sentiero che si rivela essere abbastanza ripido e molto divertente se vi piacciono i passaggi tecnici. Chiaramente non è fondamentale percorrerlo in quanto si ricollega alla strada principale qualche centinaio di metri più in basso, però è interessante perché spezza un po’ la monotonia della lunga strada di ghiaia.

Ci ricongiungiamo alla strada sterrata e raggiungiamo l’abitato di Col di Pra, situato all’ interno dell’ incantevole Valle di San Lucano; da qui se avete ancora energie da spendere potete imboccare i numerosi sentieri presenti lungo la valle, opportunamente raccolti in una mappa che trovate in molti locali ed esercizi del comune di Taibon Agordino. In alternativa al reticolo di sentieri c’è sempre la strada principale che conduce direttamente all’imbocco della valle nel paese di Taibon.


Abbiamo completato il tour dell’Altopiano delle Pale di San Martino in circa 7 ore, con relative pause e tenendo un ritmo abbastanza blando; chiaramente, quando si viaggia in gruppo su due ruote i tempi aumentano, quindi se programmate di fare questo giro quest’estate sappiate che i tempi di percorrenza sono indicativi e molto variabili, ma che in genere si impiega gran parte della giornata per completarlo. Se non siete pratici della zona o non siete certi delle vostre capacità, ricordatevi che in loco potete sempre contare sull’esperienza ed il servizio efficiente delle Guide MTB di Dolomites Heart, professionisti della mountain bike che sapranno rendere la vostra esperienza ciclistica nelle Dolomiti più sicura e gradevole.

 

Ovviamente questo è solo una delle tante possibilità che offre il Cuore delle Dolomiti agli appassionati di mountain bike; se state pensando ad una meta entusiasmante e stimolante per una vacanza all’insegna delle due ruote, le vallate agordine sono proprio quello che fa al caso vostro.

 

Vi lasciamo con un video di Dolomites Heart che vi fa vivere in prima persona l’ emozione di guidare la MTB immersi nelle Dolomiti – Quest’estate veniteci a trovare in Agordino, il Cuore delle Dolomiti!

 


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