Sentiero Tematico "La Montagna Dimenticata" (versione intergrale) | Tappa 2 (Folega/Pongol - Centro Minerario di Valle Imperina) | Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi | Agordino Cuore delle Dolomiti

La Montagna Dimenticata

 

Tappa 2 (Folega/Forcella Pongol – Centro Minerario di Valle Imperina)

Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi | Agordino Cuore delle Dolomiti

 

Ed eccoci pronti per la seconda tappa del sentiero tematico “La Montagna Dimenticata” del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi; dopo il primo spettacolare tratto della nostra avventura alla scoperta del vecchio Forte del Moschesin e dello splendido contesto paesaggistico dell’Alta Via delle Dolomiti 1 e del Sentiero CAI 541 sulle Creste di Vallaraz, ci eravamo lasciati nei pressi del Bait de Folega, ottimo punto di appoggio alla prima tappa, a pochi passi dal bivio di Forcella Pongol.

>>Se vi siete persi la prima parte, cliccate qui<<

 

**DISCLAIMER**

ATTENZIONE!!! In questo articolo NON consigliamo ai nostri lettori di addentrarsi all’interno delle gallerie belliche che si incontrano lungo l’itinerario, semplicemente ci limitiamo a descriverle come parte importante del sentiero tematico storico-culturale La Montagna Dimenticata con modalità analoghe a quelle già utilizzate dal Comune di La Valle Agordina e dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi; chi lo fa, sceglie di farlo a proprio rischio e pericolo, dopo aver valutato attentamente le proprie capacità ed assumendosene la piena responsabilità. In nessun caso il team di agordinodolomiti.it potrà essere ritenuto responsabile per danni alle persone o altro derivati dall’esplorazione delle postazioni della Linea Gialla; l’unica cosa che consigliamo è eventualmente, come sempre, quella di utilizzare sempre buonsenso ed accortezza per evitare spiacevoli conseguenze.


 

Come per la prima tappa, dove se vi ricordate si era reso necessario approcciare la partenza de La Montagna Dimenticata con una vera e propria escursione dal Passo Duran al Forte del Moschesin, anche la seconda tappa presenta alcuni problemi di natura organizzativa che possono nuocere alla piena ed appaganete fruizione turistica di quella che, comunque, reputiamo essere una bellissima proposta del Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi; nella fattispecie, il visitatore si trova davanti a due diverse varianti per attraversare il Monte Celo, una che si snoda sul versante meridionale del rilievo (affacciandosi quindi sulla Val Clusa e sul versante della Valbelluna) ed una sul versante settentrionale (affacciandosi invece sulla Conca Agordina).

 

Le due varianti raggiungono punti diversi del percorso e proseguono inoltre per due strade completamente diverse nella tappa successiva, il chè crea comprensibilmente nel potenziale visitatore confusione ed incertezza: quale delle due strade si deve scegliere per proseguire con la seconda tappa? Qual’è la migliore delle due? Cosa mi perdo se scelgo una rispetto all’altra? Tutte domande lecite e condivisibili che sarebbe bello rivolgere a chi ha concepito l’itinerario così com’è, dato che questa dovrebbe configurarsi come una delle proposte escursionistiche di punta dell’Ente Parco. Comunque sia, per fugare ogni dubbio in questo articolo vi presenteremo entrambe le varianti per la seconda tappa, in modo che abbiate poi qualche informazione in più per valutare autonomamente quale delle due strade intraprendere. Bando alle ciance quindi e via con la seconda tappa de La Montagna Dimenticata – Buona lettura!

 


La Montagna Dimenticata | Tappa 2, Variante A

Forcella Pongol – La Muda – Centro Minerario di Valle Imperina

 

Per la prima delle due varianti della seconda tappa de La Montagna Dimenticata, ritorniamo indietro di qualche metro rispetto al Bait di Folega e raggiungiamo in due minuti il bivio di Forcella Pongol già incontrato scendendo lungo il Sentiero CAI 541; qui troviamo numerose indicazioni e seguiamo la direzione della cima del Monte Celo, la Val Clusa e la località di La Muda, addentrandoci nel bosco.

 

Superiamo il bivio per la cima del Monte Celo, bellissima escursione che non mancheremo di raccontarvi in un’altra occasione, e dopo pochissimo ci imbattiamo nella prima galleria bellica della variante A, un tunnel lungo una ventina di metri che sbuca qualche metro sopra l’ingresso.

Proseguiamo lungo il Sentiero 541 e presto ci troviamo fuori dal bosco; in questo luogo il panorama che si vede sulla parte alta della Val Clusa è molto suggestivo, come speriamo si evinca dalle poche foto che postiamo. Il sentiero è privo di particolari difficoltà e generalmente ben segnalato, perciò al di là di un pò di attenzione, è sufficiente un pò di buona volontà per affrontare il tratto iniziale della prima variante della seconda tappa.

Superato il suggestivo tratto esposto con vista sulla Val Clusa ed il Talvena, il sentiero torna ad immergersi nel bosco, e qui iniziano purtroppo i primi problemi. Benchè sia evidente che il gli Enti coinvolti nella gestione abbiano provveduto a sgombrare e rendere perfettamente fruibile il sentiero in tempi recenti (ad esempio rimuovendo gli alberi caduti dal sentiero e rifacendo la segnaletica), troviamo purtroppo erba alta che invade tutto il sentiero, escludendo solo qualche sporadico tratto di bosco. Inoltre sono ancora ben visibili i segni del recente incendio partito da La Muda che ha devastato questa parte della foresta; i poveri relitti degli alberi investiti dall’incendio si stagliano spogli e rinsecchiti, rendendo il panorama triste e non particolarmente suggestivo. L’incendio deve essere stato veramente molto esteso, poichè per tutta la seconda variante saremo circondati da piante bruciate e tronchi anneriti.

Tra erba alta e bosco bruciato, procediamo lungo un vecchio sentiero militare; purtroppo il contesto incolto della zona non permette di soffermarsi ad ammirare i dettagli del percorso, quali ad esempio la splendida fattura del sentiero stesso, i cui muretti sono ad esempio realizzati a mano in pietre perfettamente incasellate, e la spaventosa gola della Val Clusa, tempio del canyoning estremo nelle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO.

Nessuna traccia di gallerie belliche scendendo; se ce ne sono, non siamo stati in grado di vederle. Superato il bivio per la Val Clusa, come si è detto meta piuttosto nota tra gli amanti del canyoning nelle Dolomiti per i suoi splendidi cadini (la valle è però molto pericolosa data l’inclinazione molto marcata delle sue pendici e la presenza di numerosi salti di diversi metri), seguiamo le indicazioni per la località di La Muda. Bella la vista sulla località di Agre ed i Monti del Sole che abbiamo scendendo, ma l’impressione generale che abbiamo di questa prima variante è decisamente negativa: sentiero non particolarmente suggestivo, contesto paesaggistico angusto, clima di abbandono anìbbastanza percepibile.

Sbuchiamo alla fine sulla SR203 in prossimità delle ultime abitazioni de La Muda; risaliamo lungo la statale fino all’altezza del ponte di Agre, dopodichè imbocchiamo la ciclabile a destra in direzione di Agordo.

Poco prima dell’imbocco della Galleria dei Castei, in prossimità del villaggio di Torner, ci fermiamo incrociando il vecchio ponte ormai in disuso, dove giungeremo anche con la seconda variante che adesso andremo a vedere. Impressione generale: prima variante decisamente sconsigliata, sentiero non particolarmente bello o degno di nota, assenza di punti di particolare interesse, ultima parte di discesa piuttosto monotona. Vediamo adesso invece come va dall’altra parte del Monte Celo.

 


La Montagna Dimenticata | Tappa 2, Variante B

Bait de Folega – Torner – Centro Minerario di Valle Imperina

 

La seconda variante della seconda tappa de La Montagna Dimenticata prosegue dal Bait de Folega in direzione di La Valle Agordina invece che ritornare indietro al bivio di Forcella Pongol; risalito in pochi minuti il piccolo pianoro di Folega, ci si imbatte quasi obbligatoriamente nelle indicazioni per l’innesto nel 541 (quindi scartando le due opzioni che scendono verso valle).

 

Rispetto alla variante A, questa seconda opzione propone un panorama decisamente più suggestivo, con strepitosa vista sulla Conca Agordina e sui diversi gruppi delle Dolomiti Patrimono Naturale dell’Umanità UNESCO che fanno da grandioso sfondo a questa spettacolare valle dolomitica. Questo tratto di sentiero richiede leggermente più attenzione rispetto alla prima variante, dati i tanti tratti esposti, ma risulta fin da subito decisamente più piacevole, ben segnalato e con una vista molto più amena ed appagante.

Ben tre sono i gruppi delle Dolomiti, secondo la classificazione SOIUSA, che si ammirano in questa seconda variante: il gruppo MoiazzaCivetta e San Sebastiano (Dolomiti di Zoldo o Dolomiti Agordine), le cime del Gruppo della Marmolada e le Pale di San Martino: insomma, una bella cartolina di presentazione per chi non avesse mai visitato il Cuore delle Dolomiti.

Raggiunto il belvedere al termine del tratto esposto del Sentiero CAI 541, sostiamo sulla panchina ammirando il panorama, dopodichè un piccolo tratto di bosco ci separa dalla discesa lungo la vecchia carrabile militare che sale dalla località di Torner. Splendida la vista sui Monti del Sole che si gode da questa posizione.

Mentre scendiamo lungo la carrabile militare troviamo subito un complesso di tunnel militari scavati nella roccia, con rinforzi in cemento armato in alcuni punt. Questa complessa galleria ci ha veramente sorpresi per le sue dimensioni; oltre all’innegabile fascino del contesto naturale, la ricchezza di opere belliche in questa zona rende la passeggiata molto interessante. Il tratto meridionale della Linea Gialla delle Dolomiti è veramente sorprendente e tutto da scoprire, lo vedremo anche nelle prossime tappe, ed in questo senso è lodevole l’iniziativa dell’Ente Parco di includerlo  tra le attrazioni del sentiero tematico La Montagna Dimenticata.

Seguiamo la carrabile (oggi Sentiero CAI 541) in discesa; la strada è sempre ampia e sgmobera e la pendenza massima, per esigenze di transito con i mezzi militari, non è mai marcata. Altre opere militari si incontrano scendendo.

Sebbene quasi per nulla impegnativa, la carrabile è lunghissima; per arrivare al Torner serve circa un’ora e mezza di continua discesa tornante dopo tornante. Consolano le succitate opere militari e la vistuale panoramica sui Monti del Sole, sulla parete occidentale del Monte Celo e sulle Vette Feltrine e Dolomiti Bellunesi (tra cui fa splendida figura la Schiara); ma questo tratto, come nella prima variante, è piuttosto monotono, sebbene molto meno selvaggio della prima variante affacciata sulla Val Clusa.

Giunti alla località di Ruit (alternativamente indicata come Roit), continuiamo a seguire il Sentiero CAI 541 dopo aver salutato qualche nuovo amico che incontriamo in questo pianoro molto piacevole e ben curato, come vedete qui sotto.

Continuiamo inesorabilmente a scendere verso il fondovalle della Tagliata di San Martino; ormai giunti alla statale 203, con estrema attenzione la attraversiamo (ATTENZIONE!!! Le auto transitano in questo punto a folle velocità! Ma all’Ente Parco non è venuto in mente di richiedere la predisposizione di un attraversamento pedonale, dato che sopra ci transita uno dei suoi sentieri tematici?).

Attraversata la statale ci troviamo sul vecchio ponte della SR203 proprio dove ci eravamo fermati con la prima variante della seconda tappa. Giudizio generale: decisamente molto meglio della prima variante, soprattutto per la parte iniziale con vista strepitosa.

 


Ora: siccome di strada ne avrete fatta molta fino a qui, se volete riposare consigliamo come punto d’appoggio l’ostello del Centro Minerario di Val Imperina; l’alternativa è quella di risalire fino al Bivacco Le Mandre nel Comune di Rivamonte Agordino con altre tre ore di escursione, perciò, fidatevi, lasciamo questa meta alla prossima tappa.

 

La Montagna Dimenticata

Tappa 2 – Parte finale (Castei – Centro Minerario di Val Imperina)

 

Per raggiungere il Centro Minerario di Val Imperina serve ancora circa un’altra ora. Percorriamo la vecchia strada statale 203 Agordina verso Agordo e poco prima della vecchia casa cantoniera e del ponte sul Cordevole imbocchiamo il sentiero introdotto da un pannello “informativo” del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi relativo alle fortificazioni militari della Tagliata di San Martino (oggetto di un nostro precedente articolo – clicca qui).

 

Saliti i primi due tornanti si incontra un’altra interessante galleria bellica scavata nella roccia ed un bivio; seguite le indicazioni per la Via degli Ospizi e non il segnavia de La Montagna Dimenticata (quindi proseguite sul piano invece che salire) e vi imbatterete nel Forte della Tagliata di San Martino, anticamente Castel Gordino, nella sua veste attuale edificata dall’organizzazione nazista TODT. Superate l’arco che attraversa il forte (dopo ovviamente esservi divertiti ad esplorare le stanze interne del forte), e proseguite in direzione di Agordo.

 

Scendiamo lungo la stretta gola in direzione delle miniere di Val Imperina, dove troviamo diverse altre nicchie scavate nella roccia, attraversiamo un piccolo ponte e ci incamminiamo in un tratto prevalentemente boschivo (e piuttosto incolto) verso il Centro Minerario.

 

Piccola parentesi che sentiamo doverosa: il Centro Minerario di Val Imperina, in considerazione della sua secolare ed affascinante storia, è un’attrazione storico-culturale di grandissimo, inestimabile valore. Per quanto riguarda la storia mineraria delle Dolomiti UNESCO, ci troviamo probabilmente di fronte al complesso industriale più importante di tutta l’area, una risorsa economica che in alcuni secoli è stata fondamentale per le economie non solo dell’Agordino ma anche della Serenissima Repubblica di Venezia e del’Europa, una risorsa turistica che potrebbe essere di enorme utilità ai giorni nostri. Da grandissimi appassionati di storia, viviamo ogni visita alle miniere della Val Imperina come un vero e proprio tuffo nel passato, ed ogni volta che passiamo all’ombra degli enormi Forni Fusori o davanti agli ingressi dei tunnel di scavo proviamo un senso di riverenza e curiosità per le storie delle tantissime persone che, dal 5° al 20° secolo, hanne scatavo tra queste montagne, vicende spesso strane e misteriose che meritano di essere approondite. Con l’esperienza accumulata in secoli di attività è nata la prestigiosa Scuola Mineraria di Agordo, un istituto che ha formato generazioni di tecnici altamente formati che si sono distinti nei cantieri e nelle miniere di tutto il mondo. Osservando la lingua, i cognomi ed i toponimi della nostra zona è facile rendersi conto di quanto le miniere agordine abbiano avuto un’enorme influenza sulle vite delle persone che vivevano tra queste valli.

 

Eppure, malgrado l’indiscutibile valore culturale e storico del Centro Minerario di Val Imperina, ogni volta che visitiamo la zona, pur completamente ristrutturata in tempi molto recenti (e tuttora oggetto di lavori di recupero e valorizzazione), non possiamo che constatare le gravissime carenze gestionali che fanno veramente poco onore a questo preziosissimo patrimonio: erba incolta, corrimano danneggiati, pannelli informativi arrugginiti o divelti, la rosta di torrefazione sempre più cadente, mancanza di segni tangibili di cura e valorizzazione dell’area, (mentre ad onor del vero generalmente si trovano facilmente indicazioni sugli orari delle visite del Centro Visitatori e dei Forni Fusori). Pur riconoscendo che molto è stato fatto, è evidente come si renda sempre più essenziale un lavoro continuo di manutenzione per evitare si perda tutto il lavoro fatto. Sappiamo che in questi giorni il Centro Minerario è a soqquardo per i lavori per il recupero delle gallerie minerarie, ma ad onor del vero sono anni che l’area versa in condizioni veramente poco dignitose. Lungi da noi additare una o l’altra entità coinvolta nella gesione delle miniere (il Comune di Rivamonte Agordino, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, la cooperativa che ha in gestione gli edifici dei centro, la Comunità Montana Agordina) quale responsabile delle condizioni inaccettabili dell’area, semplicemente da contribuenti ci limitiamo a chiederci se non sia possibile gestire il tutto in maniera leggermente più accorata, anche eventualmente chiedendo aiuto ai volontari locali per le piccole opere di manutenzione quali lo sfalcio, la sistemazione della segnaletica, l’abbellimento dell’area. Un pò di passione insomma, da trasmettere attraverso una buona gestione anche ai tanti visitatori che comunque si fermano qui per visitare il complesso minerario e che si aspettano di trovare degnamente rappresentata la grandiosa storia di questo luogo; lo dobbiamo a loro e lo dobbiamo anche a noi stessi. Speriamo che la prossima apertura delle gallerie al pubblico contribuisca ad un sensibile rilancio della zona, questo ce lo auguriamo di cuore; speriamo inoltre che inizi un dialogo tra tutte le entità coinvolte e le tante persone volenterose che hanno a cuore l’area per un sensibile miglioramento dello stato. Anche dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ci aspettiamo di più; le Miniere di Val Imperina sono una delle tappe fondamentali de La Montagna Dimenticata, va da sè che l’Ente ne dovrebbe garantire l’ottima fruizione e percorribilità dell’itinerario in ogni suo tratto (lo stesso discorso vale anche per il Forte della Tagliata di San Martino).

 

Chiusa la parentesi, il Centro Minerario di Val Imperina, negli orari di apertura o per una passeggiata, è una valida attrazione turistica; l’ostello (contatti qui in calce) è nuovissimo e si configura come ottimo punto d’appoggio per la seconda tappa de La Montagna Dimenticata. Se raggiungete il centro nel pomeriggio, vi consigliamo caldamente una visita ai Forni Fusori, se possibile accompagnati dalle bravissime guide che trovate in loco, al Centro Visitatori ed all’area mineraria vera e propria, ne vale veramente la pena.

 

Concludiamo dunque qui la seconda parte de La Montagna Dimenticata; da Folega alle miniere di Valle Imperina, questa tappa si presenta abbastanza lunga ma tutto sommato piacevole ed interessante (soprattutto se scegliete di evitare la variante A, decisamente sconsigliata). L’Ostello di Val Imperina può essere un ottimo punto d’appoggio per la notte in quanto logisticamente molto pratico per poi proseguire con le due varianti della terza tappa (ebbene si, anche la terza tappa ha due varianti…) e dotato di ristorante (ovviamente se volete pernottare qui vi invitiamo a verificare gli orari di apertura ai contatti in calce, per evitare sorprese). Come per la prima parte, anche per questa valgono le stesse accortezze: rifornirsi adeguatamente d’acqua (presso la fontana di Folega perchè non ci sono molte altre fonti fino al Torner); evitare di avventurarsi nella parte in quota in inverno (percorrenza ideale da giugno a ottobre), vestirsi adeguatamente, prestare molta attenzione e possibilmente non andarci da soli; per quanto riguarda le opere belliche, vale quanto detto ad inizio articolo. Ciò detto, bella passeggiata con molte cose interessanti da vedere ed esplorare; se siete curiosi di vedere come va avanti, ci vediamo prestissimo con la terza tappa de La Montagna Dimenticata – Stay tuned!!!


Informazioni Turistiche:

 

Ufficio Turistico di Agordo
Tel. 0437 62105
E-mail: ufficioturistico@agordo.net

 

Guide Alpine – Clicca qui

 

Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi
Tel. 0439 3328
E-mail: info@dolomitipark.it

 

Ostello di Val Imperina
+39 0437 1844949
+39 3206520183
Email: info@ostellovalleimperina.it

 

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2 commenti

  1. Complimenti bel lavoro,siete davvero bravi è questo il modo corretto di promuovere il nostro territorio.Dario

    • Ciao Dario,

      grazie mille a te per il tuo feedback, per noi significa molto! Grazie ancora e continua a seguirci!

      Il team di agordinodolomiti.it

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