Primavera nella Conca Agordina: il Risveglio della Natura nelle Dolomiti | Agordino Dolomiti

Primavera nella Conca Agordina

A spasso per i boschi della Conca Agordina | Agordino Dolomiti

 

Quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un inverno decisamente inconsueto, seppure in linea con quelli di quest’ultima decade; scarse precipitazioni nevose (rispetto alle aspettative) e temperature quasi sempre sopra la media stagionale hanno segnato il corso di tutta la stagione invernale 2016-2017; e sebbene sia poco saggio considerare a questo punto l’inverno già concluso, le splendide giornate di questo secondo weekend di marzo fanno pensare di trovarsi ormai indiscutibilmente in primavera inoltrata. Malgrado non sia ancora il momento ideale per l’alpinismo estivo, data la presenza di neve in quota, le condizioni attuali nelle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO permettono di praticare senza grossi problemi tutte le attività della media montagna quali escursioni a piedi ed in Mountain Bike, equitazione, corsa in montagna, nordic walking o semplici passeggiate al fondovalle. Sui comprensori sciistici dell’Agordino si continua comunque a sciare discretamente bene grazie all’innevamento programmato ed alle quote medie su cui sono situate le stazioni sciistiche del Dolomiti SuperSki; molte le attività sportive praticabili dunque in questi giorni nel Cuore delle Dolomiti, una scelta varia ed allettane per gli amanti della montagna. In questo brevissimo articolo qualche scatto sull’arrivo della primavera nelle Dolomiti e si due splendide giornate di esplorazione delle mulattiere e sentieri ormai abbandonati alle pendici del Framont, Gruppo della Moiazza, nella meravigliosa Conca Agordina.

 

Prendete una splendida giornata primaverile, una compagnia allegra e dinamica ed il superbo contesto naturale delle Dolomiti: avrete tutti gli ingredienti giusti per una meravigliosa giornata di trekking nel più spettacolare ambiente montano del mondo! Ed anche se è ancora presto per affrontare i tanti sentieri in quota di cui il nostro Agordino è così immensamente ricco, una bella passeggiata nei boschi è l’ideale per chi ama la natura, le escursioni e l’avventura. Così, incuriositi dalle vecchie mulattiere e dalle tracce di antichi sentieri incrociate in occasione delle nostre precedenti passeggiate ai piedi del Gruppo del CivettaMoiazza (Sentiero Geologico di Agordo e Agordo-Malga Framont-Rifugio Carestiato e Passo Duran), abbiamo deciso di trascorrere un paio di giornate vagando nei boschi del Cuore delle Dolomiti sulle tracce del passato della Conca Agordina ed alla ricerca di qualche spettacolare ed inedita veduta sui nostri amatissimi Monti Pallidi.

Se avete l’occasione di osservare qualche vecchia foto della Conca Agordina, non vi sarà difficile notare una gradissima differenza con il panorama che oggi potete ammirare: fino a non molti anni fa infatti, le pendici alla base delle cime delle Dolomiti si presentavano completamente differenti da come appaiono oggi, ovvero completamente spoglie di boschi. Quando infatti la maggioranza della popolazione locale sopravviveva di agricoltura ed attività mineraria, le fitte foreste che oggi rivestono i piedi delle nostre montagne nemmeno esistevano. Ogni singolo metro di terreno coltivabile era utilizzato dai laboriosi Agordini, persino i fazzoletti di terra situati pendii più impervi dove venivano costruiti dei terrazzamenti per ricavare altro spazio dove coltivare patate e qualche ortaggio; e non è per niente raro imbattersi ancora oggi in queste terrazze sepolte nel folto dei boschi della Conca Agordina, come queste da noi incontrate nei pressi di Malga Framont, e che per quanto ne sappiamo sono lì da quasi un secolo.

Malgrado lo sforzo e l’esperienza, il ricavato della magra agricoltura alpina, seppur integrato con latticini e saltuariamente con qualche insaccato, non era sufficiente per sopperire completamente al fabbisogno delle comunità in crescita, motivo per il quale molti erano obbligati ad emigrare alla ricerca di fortuna altrove ed i paesini mantenevano una popolazione sostanzialmente stabile  non essendoci le possibilità per sfamare un numero superiore di persone.

A limitare ulteriormente la superifice lasciata a bosco nel passato dell’Agordino c’era inoltre l’industria mineraria: il carbone era alla base dell’industria mineraria, dal Medioevo fino al secondo Dopoguerra la maggior occupazione per la popolazione agordina. Il carbone di legna (prevalentemente di faggio) veniva ricavato con la tecnica del pojàt e serviva ad alimentare qualche macchinario e soprattutto gli altoforni delle miniere agordine; una sezione molto interessante del museo nel complesso dei Forni Fusori del Centro Minerario di Val Imperina spiega molto bene al visitatore come funzionava questo processo di lavorazione del carbone. Nel periodo di massima diffusione dei centri minerari in Agordino, quando moltissime famiglie erano impegnate, oltre che nelle attività estrattive, anche nella produzione di carbone, le fonti raccontano di come il legno fosse divenuto in terra agordina una merce molto rara e motivo di frequenti beghe legali tra i diversi proprietari dei siti di lavorazione dei metalli; celebre la sentenza con la quale la Serenissima Repubblica di Venezia attribuì alla famiglia Crotta, proprietari delle Miniere di Val Imperina, l’utilizzo esclusivo del legname agordino a danno del vicino forno sito in Valle di San Lucano, cosa che sentenziò la chiusura di quest’ultimo impianto e l’inizio del declino per molti altri nelle vicinanze.

Tra bisogno quindi di terreno per l’agricoltura agricoltura ed industria mineraria, è chiaro come fossero veramente pochi gli spazi lasciati a bosco nella nostra zona, se si escludono i terreni di proprietà del clero e qualche riserva di caccia per i nobili. Se vi interessa approfondire la storia e l’economia del recente passato del Cuore delle Dolomiti, un libro molto interessante che vi consigliamo di leggere è “L’Agordino e la sua Storia attraverso le Carte geografiche” di Maria Josè Gaiardo, pubblicato dall’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali e stampato da Tipografia Piave nel 1997, disponibile in molte delle nostre biblioteche oltre che online.

Forni fusori di Val Imperina

Oggi invece, con la maggioranza della popolazione occupata nell’industria e nel turismo, il bosco ha iniziato ad invadere lo spazio ora lasciato libero, spesso arrivando a premere sul confine con le zone abitate ed in alcuni casi a richiedere interventi speciali, ad esempio quando vengono minacciate le linee elettriche; sebbene sia piacevole ed in qualche misura romantico questo “ritorno alla natura“, la mancata cura delle foreste agordine ed alcune bizzarre politiche di rimboschimento a partire dai primi anni del Dopoguerra hanno determinato la situazione attuale nella quale spesso i boschi risultano letteralmente invadere tutti gli spazi liberi. La manutenzione dei boschi è sempre più difficile a causa della scarsità di fondi e di volontari, ed è verosimile pensare che ogni anno assistiamo alla scomparsa di qualche sentiero che viene inglobato dalla selva; riscoprire qualcuno di queste vetuste tracce del recente passato delle Dolomiti può diventare però un’attività molto interessante per i giovani (e meno giovani) Agordini, ed almeno in alcuni casi abbiamo assistito ad esempi di lodevole volontariato in questo senso sia per rispetto della storia (come nel caso della Famiglia Chenet da noi incontrata alle Miniere di Vallalta) che per utilizzo attivo del bosco (come nel caso degli amici di Dolomites Heart).

Vagare seguendo un traccia nel bosco è qualcosa di entusiasmante; alcune volte, se siete fortunati, potete trovare ricchezze che neanche vi immaginavate, come questa veduta strepitosa (alla quale la foto rende veramente poca giustizia) che, dobbiamo ammettere, ci ha veramente emozionato.

C’è un mondo perduto custodito dalle foreste agordine; laddove non siano ovviamente troppo fitti ed impervi, i boschi del Cuore delle Dolomiti conservano ancora intatte tantissimi ricordi del passato: terrazze agricole, mulattiere, sentieri, grotte sia naturali che artificiali sono a disposizione di chi ami avventurarsi nella foresta. Va però detto che non sempre si tratta di veri e propri itinerari escursionistici, anzi spesso sono solo tracce che si perdono mano a mano che si incede nel bosco. Questo tipo di esplorazione è talvolta frustrante, in quanto molte volte non si raggiunge nessun punto utile ma si deve tornare sui propri passi, ma altre volte sa regalare qualche incredibile, emozionante scoperta: una nuovo punto di osservazione sulle nostre Dolomiti, una vecchia ed affascinante costruzione, un collegamento con un sentiero più praticato e familiare: insomma, un modo in più per conoscere questo territorio, dal 2009 Patrimonio Naturale dell’Umanità.

Oltre alle temperature piacevolmente miti ed ad un cielo soleggiato e limpido, il segno tangibile della primavera in arrivo sono i tantissimi fiori che stanno nascendo in questi giorni, uno spettacolo di colori che vale la pena di venire nel Cuore delle Dolomiti ad ammirare di persona; tra le foglie secche del bosco o sui prati ancora brulli, i fiori risaltano ancora di più, creando quella magica attesa della bella stagione che sa emozionare gli amanti della natura.

La montagna va però rispettata anche nella sua veste più accessibile: addentrarsi nelle foreste fuori dai sentieri più praticati è piacevole ma può anche essere pericoloso, specie se non sapete bene come muovervi in questo ambiente; basta una caduta o un imprevisto per trasformare una bella esperienza in una brutta avventura. Per questo, consigliamo come sempre di informarvi presso gli Uffici Turistici e di rivolgervi ad un esperto se non siete pratici della zona, in modo da non mettere a repentaglio la vostra sicurezza e di non rovinarvi la vacanza. La montagna richiede anche molta prudenza, è bene che lo ricordiate sempre.

Ciò detto, le condizioni climatiche di queste giornate non fanno certo rimpiangere l’inverno appena trascorso; vi invitiamo come sempre a venirci a trovare in Agordino, Cuore delle Dolomiti, un luogo in cui ogni stagione vale veramente la pena di essere vissuta; alcuni eventi interessanti animano il finale della stagione invernale nei comprensori sciistici se siete alla ricerca di animazione, mentre per quanto riguarda gli amanti della natura, c’è un territorio immenso tutto da esplorare nel bacino del Torrente Cordevole, centro geografico delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO. In attesa di risentirci per il prossimo articolo, vogliamo ancora una volta ringraziarvi per i tanti messaggi, i commenti, i suggerimenti ed i complimenti che ci avete regalato e che hanno veramente animato positivamente questo inverno, una stagione che abbiamo avuto il piacere di vivere assieme a voi – Grazie di cuore dalla nostra redazione!!


Informazioni turistiche:

Ufficio Turistico di Agordo
Tel. 0437 62105
E-mail: ufficioturistico@agordo.net


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